Simboli I Sette Peccati Capitali
Chi non conosce i Sette Peccati Capitali? Superbia, Avarizia, Lussuria, Invidia, Gola, Ira, Accidia. Suonano come una lista della spesa di un aspirante cattivo dei cartoni animati, no? Ma se vi dicessi che dietro a questi “vizi” si nasconde un mondo di simboli, storie e persino un pizzico di psicologia spicciola? Beh, preparatevi, perché stiamo per fare un giro turistico nel regno del peccato... con un sorriso!
Simboli: Un’Immagine Vale Più di Mille Confessioni
Dimenticatevi delle lezioni di catechismo polverose. I peccati capitali, nel corso dei secoli, sono stati associati a un vero e proprio zoo di simboli animali. Pensateci: la Superbia, gonfiata e altezzosa come un pavone che sfoggia le sue piume. Non è un caso che, iconograficamente, spesso la si veda rappresentata proprio così. Un’immagine forte, immediata, che ci dice: “Guarda come sono magnifico! *Tutti* dovrebbero ammirarmi!” E via con l'ego a mille!
Poi c’è l’Avarizia, che si aggrappa ai suoi tesori come un orso affamato al suo miele. Non vuole condividerli con nessuno, tesoro mio! Tutto mio! (Suona familiare?). E la Lussuria? Tradizionalmente è collegata al caprone, un simbolo di... beh, diciamo, una certa esuberanza. Un’immagine decisamente esplicita, diciamocelo!
Invidia, Gola, Ira e Accidia: Il Quartetto dell’Incontentabilità
L’Invidia, serpeggiante e velenosa come un serpente, rosica per la fortuna altrui. Sempre lì a confrontarsi, a desiderare quello che non ha. Un vero spasso, no? (Assolutamente no!). La Gola, invece, è un maiale felice, che si rotola nel cibo senza ritegno. Un inno all'eccesso, al "ne mangio ancora un altro pezzettino, dai!".
L’Ira, furiosa e irrazionale come un lupo inferocito, è pronta a sbranare chiunque le capiti a tiro. Urla, pugni, musi lunghi... un vero spettacolo! (Meglio evitarla, però!). E infine, l’Accidia, pigra e apatica come un asino che non ne vuole sapere di lavorare. “Lasciatemi dormire! Il mondo può aspettare!”. Un invito al dolce far niente... forse un po' *troppo* dolce?
"Il peccato non è tanto fare qualcosa di male, quanto non fare qualcosa di buono." - San Giovanni Bosco
Insomma, questi simboli non sono solo illustrazioni antiche. Sono specchi deformanti che riflettono le nostre debolezze, i nostri piccoli (o grandi!) difetti. Ci aiutano a riconoscerli, a riderci sopra (un po’!) e, magari, a fare un piccolo sforzo per migliorarci. Perché, alla fine, chi vuole essere un pavone superbo, un orso avaro o un asino accidioso? Meglio una sana dose di autoironia e un pizzico di… virtù!
E ricordate, la prossima volta che vi sentirete particolarmente golosi davanti a una fetta di torta, non pensate solo al peccato capitale, ma anche al maiale felice e... sorridete! Perché, in fondo, un po' di leggerezza non ha mai fatto male a nessuno. E se proprio non riuscite a resistere alla torta, beh... c’è sempre la confessione! (O una corsetta al parco!)
