Significato Di Co To Dico A Fare
Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,
Spesso, nel nostro cammino di fede, ci imbattiamo in espressioni, parole, gesti che apparentemente sembrano piccoli o banali, ma che in realtà racchiudono una profondità spirituale immensa. Oggi, vorrei condividere con voi una riflessione su una frase che magari abbiamo sentito o detto più volte: "Co to dico a fare?"
Potrebbe sembrare un'espressione di rassegnazione, di sfiducia. Ma se guardiamo più a fondo, se la illuminiamo con la luce della fede, possiamo scoprire che "Co to dico a fare?" può diventare un invito alla riflessione, un'occasione per crescere nella nostra relazione con Dio e con i nostri fratelli.
Il significato nascosto nell'apparente rassegnazione
Quando pronunciamo questa frase, spesso lo facciamo in un momento di frustrazione. Forse abbiamo cercato di aiutare qualcuno, di offrire un consiglio, di condividere la nostra fede, ma ci siamo scontrati con l'indifferenza, la chiusura, o addirittura il rifiuto. Allora, scoraggiati, ci diciamo: "Co to dico a fare?".
Ma è proprio in quel momento che dobbiamo ricordarci che il nostro compito non è cambiare il cuore degli altri, ma testimoniare l'amore di Cristo. Il cambiamento è opera dello Spirito Santo. Il nostro ruolo è seminare, non raccogliere immediatamente. "Co to dico a fare?" può diventare, allora, una preghiera silenziosa: "Signore, io ho fatto la mia parte. Ora, tocca a Te."
Un'opportunità di crescita nella preghiera
Questa consapevolezza può trasformare la nostra vita di preghiera. Invece di lasciarci sopraffare dallo scoraggiamento, possiamo portare a Dio la nostra frustrazione, chiedendoGli la forza di continuare a testimoniare, anche quando sembra inutile. Possiamo pregare per le persone che non ascoltano, chiedendo al Signore di toccare il loro cuore, di aprire i loro occhi. Possiamo pregare per noi stessi, affinché non ci lasciamo vincere dalla sfiducia, ma manteniamo viva la speranza.
La preghiera diventa così un momento di abbandono fiducioso nelle mani di Dio, riconoscendo che Lui solo può compiere miracoli. Ricordiamoci delle parole di San Paolo: "Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere" (1 Corinzi 3:6).
Un'occasione per rafforzare i legami familiari
Anche in famiglia, quante volte ci troviamo a pronunciare "Co to dico a fare?". Magari con i nostri figli adolescenti, che sembrano sordi ai nostri consigli. O con il nostro coniuge, che non condivide le nostre scelte di fede. O con i nostri genitori anziani, che faticano a comprendere le nuove realtà del mondo.
Invece di cedere alla rassegnazione, possiamo trasformare questa espressione in un'opportunità per rafforzare i legami familiari. Ricordiamoci che l'amore si dimostra non solo con le parole, ma soprattutto con i fatti. Cerchiamo di essere un esempio di fede e di coerenza per i nostri familiari. Ascoltiamoli con pazienza e comprensione, cercando di capire le loro ragioni, anche quando non le condividiamo. Offriamo loro il nostro aiuto concreto, senza aspettarci nulla in cambio. E soprattutto, preghiamo per loro, affidandoli al cuore misericordioso di Dio.
Ricordiamoci che la famiglia è il luogo privilegiato in cui possiamo testimoniare l'amore di Cristo. Anche quando sembra difficile, anche quando ci sentiamo incompresi, non smettiamo di amare, di perdonare, di sperare. L'amore, come ci ricorda San Paolo, "tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta" (1 Corinzi 13:7).
Un invito all'unità nella comunità di fede
Nella nostra comunità di fede, "Co to dico a fare?" può emergere quando vediamo delle divisioni, delle incomprensioni, delle rivalità. Quando sentiamo che i nostri sforzi per promuovere l'unità e la comunione non portano i frutti sperati.
Anche in questo caso, non dobbiamo lasciarci scoraggiare. Anzi, dobbiamo trasformare questa espressione in un invito all'unità. Cerchiamo di superare le nostre differenze, di mettere da parte i nostri personalismi, di concentrarci su ciò che ci unisce: la fede in Cristo, l'amore per il Vangelo, il desiderio di servire il Signore.
Ascoltiamoci con attenzione, cercando di capire le ragioni degli altri, anche quando non le condividiamo. Offriamo il nostro aiuto concreto a chi è in difficoltà, senza giudicare o criticare. Preghiamo gli uni per gli altri, chiedendo al Signore di donarci la grazia dell'unità e della comunione. Ricordiamoci che siamo tutti membra dello stesso corpo di Cristo, e che la divisione indebolisce l'intero corpo.
Lavoriamo insieme per costruire una comunità di fede accogliente, inclusiva, fraterna, in cui ognuno si senta amato, accettato, valorizzato. Una comunità in cui la diversità sia vista come una ricchezza, non come un ostacolo. Una comunità in cui la fede sia vissuta con gioia, entusiasmo, e generosità.
Trasformare la rassegnazione in speranza
In definitiva, "Co to dico a fare?" può diventare un'espressione di speranza, se la illuminiamo con la luce della fede. Un invito a non arrenderci di fronte alle difficoltà, ma a continuare a testimoniare l'amore di Cristo con coraggio, pazienza, e umiltà. Un'occasione per crescere nella nostra relazione con Dio e con i nostri fratelli. Un'opportunità per costruire un mondo più giusto, più fraterno, più umano.
Ricordiamoci che il nostro compito non è cambiare il mondo da soli, ma fare la nostra parte, con amore e con fede. Il resto lo farà Dio, che è più grande del nostro cuore, e che sa trasformare anche le situazioni più disperate in occasioni di grazia.
Non perdiamo mai la speranza. Continuiamo a seminare, a irrigare, a pregare. E vedremo i frutti, a suo tempo. Perché, come ci dice Gesù, "chi semina nella benedizione raccoglierà nella benedizione" (2 Corinzi 9:6).
Vivere la fede con coerenza e gioia
Cerchiamo di vivere la nostra fede con coerenza e con gioia, testimoniando l'amore di Cristo in ogni momento della nostra vita. Nelle parole che diciamo, nei gesti che compiamo, nelle scelte che facciamo. Mostriamo al mondo che la fede non è una teoria astratta, ma una forza concreta che ci trasforma, che ci guida, che ci sostiene.
Siate testimoni coraggiosi del Vangelo, portando la buona novella a tutti coloro che incontrate. Non abbiate paura di essere diversi, di andare controcorrente, di difendere la verità. Ricordatevi che siete sale della terra, luce del mondo (Matteo 5:13-14). E il mondo ha bisogno del vostro sale, della vostra luce.
Confidate sempre nella provvidenza divina, sapendo che Dio non vi abbandonerà mai. Anche nei momenti più difficili, quando vi sentirete soli e smarriti, ricordatevi che Lui è sempre con voi, pronto a sostenervi, a confortarvi, a guidarvi. Affidatevi a Lui con fiducia, e lasciatevi condurre dal suo amore.
Che la pace e la gioia del Signore siano sempre con voi.
Con affetto fraterno,
Un fratello nella fede.
