San Francesco Riceve Le Stimmate
Nel cuore dell'Appennino, sul monte della Verna, la solitudine si fonde con il cielo. Qui, in un rifugio di roccia e silenzio, si consumava un dialogo intenso, un incontro divino tra l'anima di San Francesco e l'amore infinito di Dio. Immaginiamo la scena, avvolta nella luce dorata del tramonto, la brezza leggera che sussurra tra gli alberi secolari, il canto degli uccelli che si confonde con le preghiere sommesse.
Fratello Francesco, l'uomo umile, il Poverello di Assisi, si era ritirato in questo luogo sacro per immergersi completamente nella Passione di Cristo. Il suo cuore, traboccante di amore e compassione, sentiva profondamente le sofferenze del Signore, la Sua agonia, il Suo sacrificio per l'umanità.
Le giornate trascorrevano in preghiera, in contemplazione del mistero della Croce. Francesco, prostrato a terra, con le braccia aperte, offriva il suo essere, il suo dolore, la sua gioia, in un atto di totale abbandono alla volontà divina. Era un dialogo silenzioso, un'unione mistica, un'offerta d'amore puro.
Ed ecco, un giorno, durante una delle sue estasi contemplative, una visione straordinaria si manifestò ai suoi occhi. Dal cielo, una figura serafica, splendente di luce divina, si avvicinò a lui. La figura aveva le sembianze di Cristo crocifisso, e da Essa partivano raggi di luce che colpirono le mani, i piedi e il costato di Francesco.
Le stimmate. Il segno indelebile dell'amore divino, la testimonianza tangibile della sua profonda unione con Cristo. Un dono immenso, un privilegio doloroso, una grazia inesprimibile. Francesco, in quel momento, comprese ancora più profondamente il significato del sacrificio di Cristo, la grandezza del Suo amore, la profondità del Suo dolore.
Il corpo di Francesco portava ora le stesse ferite del Salvatore. Non ferite inferte da mano umana, ma sigilli divini, marchi di un amore che trasfigura e santifica. Un dolore fisico intenso si accompagnava a una gioia spirituale profonda, una consapevolezza nuova della presenza di Dio nella sua vita.
Il Silenzio e la Gratitudine
Dopo aver ricevuto le stimmate, Francesco si ritirò ulteriormente nel silenzio. Il suo cuore era colmo di gratitudine, la sua anima rapita dalla bellezza divina. Non si vantò mai di questo dono straordinario, ma lo custodì nel suo cuore, come un tesoro prezioso. Sapeva che le stimmate non erano un privilegio personale, ma un segno per tutti i credenti, un invito a seguire Cristo sulla via della croce, con amore e umiltà.
Francesco, pur sofferente nel corpo, continuò a predicare il Vangelo, a testimoniare l'amore di Dio con la sua vita. Le stimmate non lo isolarono dal mondo, ma lo spinsero a un amore ancora più grande per i fratelli, soprattutto per i più poveri e abbandonati.
Un Esempio per Noi
L'esperienza di San Francesco alla Verna ci invita a riflettere sul significato della Passione di Cristo e sul nostro ruolo nel mondo. Ci incoraggia a vivere con umiltà, riconoscendo la nostra fragilità e la nostra dipendenza da Dio. Ci sprona a coltivare la gratitudine, ringraziando per i doni che riceviamo ogni giorno, anche quelli più piccoli. E ci esorta ad abbracciare la compassione, ad aprirci al dolore degli altri, a offrire il nostro aiuto e il nostro amore a chi ne ha bisogno.
Possiamo imparare da Francesco a contemplare la bellezza del creato, a trovare Dio nella natura, nel silenzio, nella preghiera. Possiamo imitare la sua semplicità, il suo amore per i poveri, la sua gioia contagiosa. Possiamo lasciarci trasformare dall'amore di Cristo, così come Francesco si è lasciato trasformare dalle stimmate.
Che l'esempio di San Francesco, l'uomo segnato dall'amore, ci ispiri a vivere una vita più autentica, più vicina a Dio, più aperta ai fratelli. Che il suo spirito di preghiera e di penitenza ci guidi sulla via della santità. Che la sua esperienza della Verna ci ricordi che l'amore di Dio è infinito e che la Sua grazia è sempre disponibile per chi la cerca con cuore sincero.
Preghiamo, dunque, con le parole semplici di San Francesco: "Altissimo, onnipotente, bon Signore, tue sono le lodi, la gloria e l'onore ed ogni benedizione. A te solo, Altissimo, si addicono e nessun uomo è degno di nominarti."
