Ruota In Legno Fai Da Te
C'era una volta, in un mondo non troppo diverso dal nostro (forse solo un po' più polveroso), un'epidemia silenziosa ma inesorabile: la Ruota-fobia. Sì, avete capito bene. La gente, ad un certo punto, aveva sviluppato una paura irrazionale delle ruote. E non parlo solo di quelle delle auto, ma di ogni genere: dalle rotelle del carrello della spesa a quelle – orrore! – dei pattini a rotelle.
In questo scenario apocalittico, un uomo, un certo Giovanni (perché ogni storia che si rispetti ha bisogno di un Giovanni), si trovò di fronte a un dilemma. Amava il suo carretto, il suo fedele compagno di avventure al mercato rionale. Ma le ruote del suddetto carretto, vittime di buche assassine e marciapiedi traditori, erano andate a miglior vita. Comprare ruote nuove? Impensabile! La Ruota-fobia dilagava, i prezzi erano alle stelle, e Giovanni, diciamocelo, era un po' tirchio.
L'illuminazione (quasi letterale)
Una sera, mentre fissava la legnaia (perché Giovanni, oltre ad essere un po' tirchio, era anche un amante del fuoco scoppiettante), un'idea gli balenò in mente. Non una lampadina, sia chiaro, ma quasi. "Perché non farmele da solo?", si chiese, con la stessa aria di chi si domanda perché il cielo è blu.
L'inizio del caos (e della genialità)
Così iniziò l'epopea della Ruota In Legno Fai Da Te. Giovanni, armato di un'ascia sgangherata, una sega arrugginita e una determinazione che rasentava l'ostinazione, si mise all'opera. I primi tentativi furono, diciamo, 'folcloristici'. Le ruote somigliavano più a poligoni irregolari che a cerchi perfetti. Il carretto, dopo l'installazione delle prime creazioni di Giovanni, si muoveva con un andamento che ricordava più un ubriaco che un mezzo di trasporto efficiente.
Ma Giovanni non si arrese. Testardamente, continuò a tagliare, limare, e imprecare. I vicini, inizialmente scettici e preoccupati per la salute mentale dell'uomo, iniziarono a farsi avanti. Chi portava un consiglio (spesso inutile), chi un pezzo di legno avanzato, chi una bottiglia di vino per allentare la tensione (e forse anche la lucidità di Giovanni).
"Giovanni, ma sei sicuro che funzioni?", chiedeva la signora Emilia, mentre assaggiava il vino e osservava le 'ruote' con aria dubbiosa.
E poi, un giorno, accadde il miracolo. Dopo settimane di lavoro, sudore e schegge conficcate nelle dita, Giovanni creò la Ruota Perfetta. Ok, forse non era *perfetta* in senso assoluto. Aveva qualche piccolo difetto, qualche imperfezione, ma era rotonda, girava, e soprattutto, sosteneva il carretto!
Il giorno del collaudo fu una festa di paese. Tutti si radunarono per assistere alla prima corsa del carretto con le nuove ruote in legno. Giovanni, con un sorriso a trentadue denti (e qualche macchia di segatura), spinse il carretto. E... funzionò! Il carretto si muoveva, magari non velocissimo, ma si muoveva. La folla applaudì, la signora Emilia stappò un'altra bottiglia di vino, e la Ruota-fobia perse un altro colpo.
Giovanni, il nostro eroe un po' tirchio e un po' pazzo, aveva dimostrato che con un po' di ingegno, un pizzico di ostinazione, e l'aiuto dei vicini, si può superare qualsiasi ostacolo. E magari, anche sconfiggere la paura delle ruote... o almeno, costruirne di bellissime in legno. Da quel giorno, il carretto di Giovanni, con le sue ruote artigianali, divenne un simbolo di speranza e di resilienza. E la gente, vedendolo passare, non pensava più alla Ruota-fobia, ma alla bellezza delle cose fatte con le proprie mani. E con il cuore.
