Primo Presepe Di San Francesco
Il silenzio. Un silenzio denso di significato, un silenzio che parla all'anima. Chiudiamo gli occhi e immaginiamo Greccio, quell'angolo di terra nel cuore dell'Italia, avvolto nella quiete della notte. Era il 1223, un tempo in cui il mondo cercava disperatamente la luce, un tempo di transizione, di ricerca, di fame spirituale. Ed è lì, in quella grotta illuminata dalla fiamma tremula di poche candele, che accadde qualcosa di straordinario.
San Francesco d'Assisi, l'uomo che aveva rinunciato a ogni ricchezza terrena per abbracciare la povertà evangelica, desiderava ardentemente rendere tangibile, visibile, la nascita di Gesù. Non una semplice rappresentazione, ma un invito a contemplare il mistero dell'Incarnazione con il cuore, con l'anima, con ogni fibra del proprio essere.
Non c'erano statue preziose, né drappeggi sontuosi. Solo una mangiatoia, della paglia, un bue e un asino. La semplicità disarmante di un Dio che si fa uomo, che si spoglia della sua divinità per condividere la nostra fragilità. Il primo Presepe. Un atto d'amore, un gesto profetico che continua a risuonare nei secoli.
L'Umiltà di un Dio Bambino
Contempliamo la mangiatoia vuota, pronta ad accogliere il Bambino Gesù. Un simbolo potente di umiltà. Dio non nasce in un palazzo reale, tra gli onori e la ricchezza, ma in una stalla, in un luogo umile e dimenticato. Un messaggio chiaro e inequivocabile per tutti noi: la grandezza non si trova nel potere e nell'apparenza, ma nella semplicità e nella capacità di abbassarsi per servire gli altri.
"L'Altissimo, l'Onnipotente, il Buon Signore... umilmente si è fatto piccolo, debole e disprezzato."
Queste parole di San Francesco risuonano come un eco nel silenzio della notte. Ci invitano a riflettere sulla nostra stessa vita, sulle nostre ambizioni, sui nostri attaccamenti. Siamo disposti a rinunciare al nostro orgoglio, al nostro egoismo, per abbracciare l'umiltà di Cristo? Siamo pronti a farci piccoli per accogliere gli altri, soprattutto i più deboli e i più bisognosi?
La Gratitudine per il Dono della Vita
Il bue e l'asino, figure silenziose ma eloquenti, ci ricordano la creazione intera che attende la venuta del Salvatore. Ogni creatura, dal più piccolo filo d'erba alla più maestosa montagna, è un dono di Dio. Un dono che troppo spesso diamo per scontato, un dono che non sappiamo apprezzare in tutta la sua bellezza e complessità.
Il Presepe di Greccio ci invita a riscoprire la gratitudine. Gratitudine per il dono della vita, per la bellezza del creato, per l'amore che ci circonda. A ringraziare per ogni piccolo gesto di gentilezza, per ogni sorriso, per ogni momento di gioia. A riconoscere la presenza di Dio in ogni cosa, in ogni persona che incontriamo sul nostro cammino.
La Compassione verso il Prossimo
Immaginiamo la gente del luogo, i pastori semplici e genuini, accorrere alla grotta per adorare il Bambino Gesù. Uomini e donne umili, con il cuore aperto alla grazia, capaci di riconoscere la presenza di Dio in un neonato avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia.
Il Presepe ci ricorda che la compassione è il cuore del Vangelo. Gesù è venuto al mondo per condividere la nostra sofferenza, per farsi carico dei nostri dolori, per offrirci la speranza di una vita nuova. Siamo chiamati a seguire il suo esempio, a prenderci cura dei più deboli, a consolare gli afflitti, a dare da mangiare agli affamati, a vestire gli ignudi, a visitare i malati e i prigionieri.
La compassione non è un sentimento astratto, ma un impegno concreto a favore del prossimo. Un impegno che si traduce in gesti di solidarietà, di condivisione, di amore fraterno.
Vivere il Presepe Ogni Giorno
Il Primo Presepe di San Francesco non è solo una rievocazione storica, ma un invito a vivere il mistero del Natale ogni giorno della nostra vita. A far nascere Gesù nel nostro cuore, nelle nostre azioni, nelle nostre relazioni.
A coltivare l'umiltà, la gratitudine e la compassione. A cercare la semplicità, la bellezza e la verità. A riscoprire la gioia di donare, di servire, di amare.
Chiudiamo gli occhi e immaginiamo di essere anche noi a Greccio, quella notte. In ginocchio davanti alla mangiatoia, con il cuore pieno di stupore e di gratitudine. Ascoltiamo il silenzio, lasciamoci avvolgere dalla luce, apriamo il nostro cuore alla grazia di Dio.
E preghiamo: Signore Gesù, fa' che il tuo Natale rinasca ogni giorno nella nostra vita. Amen.
