Madre Teresa Di Calcutta Bologna
Fermi tutti! Madre Teresa e Bologna? Sembra l'inizio di una barzelletta, ma vi assicuro che c'è qualcosa di succoso dietro. Immaginatevi la santa più iconica del mondo, quella delle mani giunte e del cuore grande così, che c'entra con la città dei tortellini, delle Due Torri e del dialetto stretto?
Beh, non è che Madre Teresa si sia trasferita sotto i portici, intendiamoci. Non l'abbiamo vista al Mercato di Mezzo a contendersi l'ultimo pezzo di mortadella (anche se, a pensarci bene, sarebbe stata una scena epica!). La connessione è un po' più... tecnologica. Più precisamente, universitaria. E più precisamente ancora, legata a un *software*.
Un software per la carità? Ma che roba è?
Esatto! Sembra un ossimoro, come gelato piccante o silenzio assordante. Ma a quanto pare, a Bologna, all'Università, qualcuno ha pensato bene di applicare la tecnologia all'organizzazione delle opere di carità che le Missionarie della Carità – l'ordine fondato da Madre Teresa – svolgono in giro per il mondo.
Immaginate la sfida: gestire ospedali, orfanotrofi, case di accoglienza in paesi con sistemi burocratici spesso complicati, risorse limitate, e una miriade di bisogni da soddisfare. Un delirio logistico! Ecco dove entra in gioco il software. Un sistema informatico che aiuta a tenere traccia delle donazioni, a gestire le scorte di medicinali e cibo, a coordinare il lavoro dei volontari. Insomma, un po' come l'Excel di Madre Teresa, ma molto, molto più potente.
Ma perché proprio Bologna?
Bella domanda! Sembra che un professore dell'Alma Mater Studiorum, un luminare dell'informatica, si sia preso a cuore la causa e abbia messo a disposizione le sue competenze e quelle dei suoi studenti. E qui si apre un mondo di aneddoti. Immaginatevi questi giovani ingegneri, abituati a programmare videogiochi e app per smartphone, alle prese con problemi di logistica umanitaria.
Magari qualcuno si è lamentato della scarsa connessione internet nel remoto villaggio dove doveva installare il software. Forse qualcun altro ha imparato a dire "Grazie" in bengali per farsi capire dagli operatori locali. Di sicuro, ne sono uscite storie incredibili di collaborazione e di impegno. E, diciamocelo, la soddisfazione di sapere che il tuo codice sta aiutando a sfamare un bambino o a curare un malato è impagabile.
Quindi, la prossima volta che vi trovate a Bologna, ammirando la bellezza di Piazza Maggiore o gustandovi un piatto di tagliatelle al ragù, pensate anche a Madre Teresa. Perché, chissà, magari un pezzetto del suo spirito caritatevole è nascosto in qualche server dell'Università, pronto a fare del bene in un angolo remoto del mondo. E questo, amici miei, è un gran bel modo di unire sacro e profano, tradizione e innovazione, Bologna e il resto del mondo. Una storia che fa sorridere, riflettere e, soprattutto, sperare.
