L Ultima Ingiuria A Gesu
Fratelli e sorelle in Cristo, riflettiamo oggi su un tema doloroso, eppure cruciale per la nostra crescita spirituale: l'Ultima Ingiuria a Gesù. Potrebbe sembrare strano parlare di "ultima" ingiuria, come se le sofferenze del nostro Salvatore fossero quantificabili o limitate a un singolo momento. In realtà, con questa espressione, intendiamo riferirci a quel tradimento, a quella negazione, a quella dimenticanza che ancora oggi, troppo spesso, si consuma nei nostri cuori e nelle nostre azioni.
Non parliamo soltanto delle grandi apostasie, delle eresie manifeste o delle negazioni esplicite della fede. Quelle sono ferite profonde, certo, ma forse più facilmente identificabili e, quindi, più facilmente curabili. Parliamo, invece, di quelle piccole, silenziose, quasi impercettibili ingiurie che infliggiamo a Gesù ogni volta che lo mettiamo in secondo piano, ogni volta che scegliamo la via più facile, ogni volta che preferiamo il nostro egoismo all'amore e al servizio del prossimo.
Quante volte, presi dalle preoccupazioni quotidiane, dimentichiamo di dedicare un momento alla preghiera, alla meditazione, alla lettura della Sacra Scrittura? Quante volte, accecati dall'ambizione e dalla sete di successo, calpestiamo i valori evangelici, anteponendo il denaro, il potere o la fama alla giustizia, alla compassione e alla carità?
Quante volte giudichiamo aspramente il nostro prossimo, dimenticando la parabola del servo spietato e il monito di Gesù a togliere prima la trave dal nostro occhio prima di guardare la pagliuzza nell'occhio del fratello? Queste, fratelli e sorelle, sono piccole schegge di ingratitudine che si conficcano nel cuore di Cristo. Sono silenziose negazioni del suo sacrificio, della sua immensa dimostrazione d'amore.
Ricordiamoci dell'episodio del rinnegamento di Pietro. Per tre volte, l'apostolo prediletto, per paura e debolezza, negò di conoscere Gesù. Quel grido del gallo fu un campanello d'allarme, un promemoria doloroso della fragilità umana, ma anche un invito alla conversione e al pentimento. Pietro pianse amaramente e, grazie alla grazia divina, seppe trasformare quella caduta in un punto di partenza per una nuova, più autentica, testimonianza di fede.
Come possiamo evitare di infliggere l'Ultima Ingiuria a Gesù?
La risposta è semplice, ma richiede impegno e perseveranza: attraverso un sincero esame di coscienza, una costante vigilanza sui nostri pensieri e sulle nostre azioni, e un rinnovato slancio nel vivere il Vangelo nella sua pienezza.
Ecco alcuni spunti di riflessione:
- La preghiera: Dedicare ogni giorno un tempo alla preghiera, non come un dovere, ma come un incontro intimo e personale con Gesù. Parlare con Lui, affidargli le nostre gioie e i nostri dolori, chiedergli luce e forza per affrontare le sfide della vita.
- La Parola di Dio: Leggere e meditare regolarmente le Sacre Scritture. Lasciarci guidare dalla Parola di Dio, affinché illumini il nostro cammino e ci aiuti a discernere il bene dal male.
- L'Eucaristia: Partecipare attivamente alla Santa Messa, ricevendo il Corpo e il Sangue di Cristo come nutrimento spirituale e promessa di vita eterna.
- La carità: Aprire il nostro cuore e le nostre mani ai bisognosi, ai sofferenti, agli emarginati. Ricordarci che Gesù si identifica con i più poveri e che servire loro significa servire Lui stesso.
- Il perdono: Imparare a perdonare chi ci ha offeso, così come Dio perdona noi. Il rancore e l'odio avvelenano il nostro spirito e ci allontanano da Dio.
Non scoraggiamoci di fronte alle nostre debolezze e ai nostri errori. Siamo creature fragili e imperfette, ma siamo anche figli amati di Dio, chiamati alla santità. Riconosciamo i nostri limiti, pentiamoci dei nostri peccati e affidiamoci alla misericordia divina. Gesù è sempre pronto ad accoglierci, a perdonarci e a darci la forza di rialzarci e di ricominciare.
Che la nostra vita sia una continua testimonianza di amore e di fedeltà a Gesù. Che le nostre parole, le nostre azioni e i nostri pensieri siano un canto di lode al suo nome. Così facendo, eviteremo di infliggergli l'Ultima Ingiuria e contribuiremo a costruire un mondo più giusto, più fraterno e più conforme al suo Regno.
"Chi ama il Padre mio sarà amato anche dal Padre mio e io lo amerò e mi manifesterò a lui." (Giovanni 14:21)
Che questa promessa sia di conforto e di speranza per tutti noi nel nostro cammino di fede. Amen.
