In Che Anno è Morto Carlo Acutis
Nel silenzio del cuore, in quella quiete che ci avvicina al divino, possiamo interrogarci sul mistero della vita e della morte. Un mistero che avvolge ogni esistenza, anche quelle che, come un faro nella notte, irradiano una luce particolarmente intensa. Parliamo di figure che, pur nella brevità del loro passaggio terreno, lasciano un'impronta indelebile, un segno di speranza e di fede.
Pensiamo a Carlo Acutis, un giovane la cui vita, pur così breve, è stata un canto d'amore a Dio, un inno alla bellezza dell'Eucaristia, un esempio di dedizione al prossimo. La sua esistenza è stata un raggio di sole che ha illuminato il cammino di molti, conducendoli verso una fede più profonda e consapevole.
E così, mentre contempliamo la sua figura luminosa, ci chiediamo: in che anno Carlo Acutis è stato chiamato alla Casa del Padre? Una domanda semplice, ma che ci introduce a riflettere sul significato del tempo, sulla sua relatività rispetto all'eternità, su come ogni istante della nostra vita possa essere vissuto in pienezza, in un'offerta continua a Dio.
La risposta è nel 2006. Un anno che ha segnato una perdita terrena, ma anche una nascita celeste. Un anno in cui un giovane, con la sua fede semplice e profonda, ha raggiunto la pienezza della vita in Dio. Un anno che, per molti, è diventato un punto di riferimento, un invito a seguire le orme di Carlo, a vivere con umiltà, gratitudine e compassione.
Un Eco di Eternità
La memoria di Carlo Acutis non è un ricordo triste, ma un'eco di eternità che risuona nei nostri cuori. È un invito a riscoprire la bellezza della fede, a nutrirci dell'Eucaristia, a metterci al servizio degli altri, soprattutto dei più bisognosi. Carlo ci ha insegnato che la santità non è un traguardo irraggiungibile, ma una strada percorribile da tutti, una via di amore e di donazione di sé.
Ripercorrendo la sua breve vita, possiamo scoprire come, fin da piccolo, Carlo avesse una predisposizione particolare per il sacro. La sua devozione per l'Eucaristia era profonda e sincera. Vedeva in essa il cuore pulsante della fede, la presenza reale di Gesù Cristo. E attraverso l'Eucaristia, Carlo trovava la forza e l'ispirazione per vivere una vita all'insegna della carità e del servizio.
Un Esempio di Fede
La fede di Carlo Acutis era una fede vissuta, incarnata nella sua vita quotidiana. Non si limitava a pratiche religiose, ma si traduceva in gesti concreti di amore e di attenzione verso gli altri. Si preoccupava dei suoi compagni di scuola, aiutava i senzatetto, si dedicava al volontariato. Vedeva in ogni persona il volto di Cristo e cercava di amarlo e servirlo in ogni modo possibile.
E attraverso il suo impegno nel sociale, Carlo ha dimostrato che la fede non è qualcosa di astratto e lontano dalla realtà, ma una forza che può trasformare il mondo, renderlo più giusto e fraterno. Ci ha insegnato che ogni piccolo gesto di amore può fare la differenza, che anche una sola persona può contribuire a costruire un mondo migliore.
“Non io, ma Dio”. Questa frase, che Carlo amava ripetere, riassume perfettamente la sua spiritualità. Era consapevole che ogni bene veniva da Dio e che tutto doveva essere fatto per la sua gloria. Non cercava la gloria personale, ma solo di servire Dio e il prossimo.
E così, mentre ricordiamo l'anno della sua nascita al Cielo, il 2006, preghiamo affinché possiamo imitare il suo esempio di fede, di umiltà, di gratitudine e di compassione. Che possiamo vivere ogni istante della nostra vita in offerta a Dio, cercando di amarlo e servirlo in ogni persona che incontriamo. Che possiamo essere, come Carlo, un raggio di sole che illumina il cammino di chi è nel buio, una testimonianza di speranza per un mondo che ha tanto bisogno di amore.
Carlo Acutis, prega per noi.
