Gloria In Excelsis Deo Testo Latino
Fratelli e sorelle in Cristo,
Ci rivolgiamo oggi a un inno di lode che ha risuonato attraverso i secoli, un canto che si eleva come incenso profumato verso il trono dell'Altissimo: il Gloria in excelsis Deo. Consideriamo insieme questo tesoro della nostra fede, scrutando le sue parole latine e cercando di comprendere come possano illuminare il nostro cammino quotidiano con Dio.
L'incipit stesso, Gloria in excelsis Deo, ci trasporta immediatamente al cuore del mistero. "Gloria a Dio nell'altissimo dei cieli". Questa non è una semplice acclamazione, ma una proclamazione della sovranità divina. L'aggettivo excelsis, "nell'altissimo", enfatizza la trascendenza di Dio, la sua infinita distanza da noi in termini di perfezione e potere. Tuttavia, questa distanza non è un abisso insormontabile, perché subito dopo riconosciamo la sua vicinanza: "et in terra pax hominibus bonae voluntatis". "E pace in terra agli uomini di buona volontà".
Questa connessione tra la gloria di Dio nei cieli e la pace sulla terra è cruciale. Ci ricorda che la vera pace, la pax che supera ogni comprensione umana, non è semplicemente l'assenza di conflitto. È, piuttosto, un dono di Dio, un frutto della sua grazia, disponibile a coloro che si aprono alla sua volontà, a coloro che sono di bonae voluntatis. È una pace che nasce dalla riconciliazione con Dio, un armonia interiore che si riflette nell'armonia con il prossimo.
Proseguendo, l'inno esprime la nostra adorazione e la nostra gratitudine:
Laudamus te, benedicimus te, adoramus te, glorificamus te, gratias agimus tibi propter magnam gloriam tuam.
"Ti lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo, ti rendiamo grazie per la tua immensa gloria". Queste parole, semplici ma profonde, ci invitano a un atto di culto totale. Non ci limitiamo a riconoscere la grandezza di Dio, ma la celebriamo con gioia, offrendo la nostra lode come un sacrificio spirituale. Ogni verbo – laudamus, benedicimus, adoramus, glorificamus – esprime un aspetto diverso della nostra relazione con il Creatore. Lodiamo la sua bontà, benediciamo la sua provvidenza, adoriamo la sua santità, glorifichiamo la sua potenza. E, soprattutto, rendiamo grazie, gratias agimus, perché riconosciamo che tutto ciò che abbiamo, tutto ciò che siamo, è un dono della sua infinita misericordia.
Il Gloria poi si rivolge direttamente a Gesù Cristo, il Figlio unigenito del Padre:
Domine Deus, Rex caelestis, Deus Pater omnipotens. Domine Fili unigenite, Iesu Christe; Domine Deus, Agnus Dei, Filius Patris.
"Signore Dio, Re celeste, Dio Padre onnipotente. Signore Figlio unigenito, Gesù Cristo; Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre". Qui contempliamo il mistero della Trinità: un solo Dio in tre Persone. Gesù, il Filius unigenite, il Figlio unigenito, è allo stesso tempo Agnus Dei, l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Questa immagine dell'Agnello ci riporta direttamente al sacrificio di Cristo sulla croce, al suo amore redentore che ha vinto la morte e ci ha aperto le porte del Paradiso. Come scritto in Isaia (53:7), "Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta davanti ai suoi tosatori, e non aprì la bocca."
Le invocazioni continuano con una supplica di misericordia:
Qui tollis peccata mundi, miserere nobis; qui tollis peccata mundi, suscipe deprecationem nostram. Qui sedes ad dexteram Patris, miserere nobis.
"Tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi; tu che togli i peccati del mondo, accogli la nostra supplica. Tu che siedi alla destra del Padre, abbi pietà di noi". Riconosciamo la nostra fragilità, la nostra tendenza al peccato, e ci affidiamo completamente alla misericordia di Cristo. Non presumiamo di essere degni del suo amore, ma confidiamo nella sua infinita compassione. La ripetizione di Qui tollis peccata mundi, "Tu che togli i peccati del mondo", sottolinea la portata universale del sacrificio di Cristo. Egli è venuto per salvare tutti gli uomini, senza distinzione di razza, di lingua o di condizione sociale.
Infine, l'inno si conclude con una solenne affermazione della divinità di Cristo e un'esortazione alla lode eterna:
Quoniam tu solus Sanctus, tu solus Dominus, tu solus Altissimus, Iesu Christe, cum Sancto Spiritu: in gloria Dei Patris. Amen.
"Perché tu solo sei Santo, tu solo sei Signore, tu solo sei l'Altissimo, Gesù Cristo, con lo Spirito Santo: nella gloria di Dio Padre. Amen". Cristo è proclamato come l'unico Sanctus, l'unico degno di venerazione. Egli è il Dominus, il Signore che regna su tutte le cose. Egli è l'Altissimus, l'Altissimo che dimora nei cieli. La menzione dello Spirito Santo sottolinea ancora una volta la Trinità, l'unità di Dio in tre Persone. E la conclusione, in gloria Dei Patris, "nella gloria di Dio Padre", ci ricorda che tutta la nostra lode, tutta la nostra adorazione, è diretta al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, un solo Dio, benedetto in eterno. Amen.
Cosa possiamo imparare da questo inno antico per la nostra vita quotidiana? Innanzitutto, l'importanza della lode e dell'adorazione. Trovare ogni giorno un momento per elevare il nostro cuore a Dio, per ringraziarlo per i suoi doni, per contemplare la sua bellezza e la sua santità. Possiamo farlo attraverso la preghiera, la lettura della Scrittura, la partecipazione alla Messa, ma anche semplicemente ammirando la creazione, un fiore, un tramonto, un sorriso. In secondo luogo, l'importanza della misericordia e del perdono. Ricordare che siamo tutti peccatori bisognosi della grazia di Dio, e che dobbiamo essere pronti a perdonare gli altri come Dio perdona noi. In terzo luogo, l'importanza di vivere in pace con Dio e con il prossimo. Cercare di essere uomini e donne di bonae voluntatis, di buona volontà, impegnandoci per la giustizia, la verità e l'amore. Fratelli e sorelle, il Gloria in excelsis Deo non è solo un inno da cantare, ma un invito a vivere una vita di lode, di misericordia e di pace, alla gloria di Dio Padre.
