Doni Dello Spirito Santo Sapienza
Ammettiamolo, gente. A Firenze c'è un posto che fa venire i nervi a tanti. Parlo del famosissimo, spessissimo, fotografatissimo Doni dello Spirito Santo Sapienza. Sì, proprio lui. Il monumento che sembra un incidente stradale in pietra serena.
Ma cos'è ‘sta roba?
Diciamocelo chiaro: a prima vista sembra un cantiere abbandonato. Blocchi di pietra uno sull'altro, senza un apparente senso logico. Forse dovevano costruire un ponte? Forse una piramide azteca in salsa fiorentina? Boh!
Molti lo considerano un capolavoro. Io? Beh, diciamo che ho bisogno di un bicchiere di vino per apprezzarlo. Forse due. Oppure una bottiglia. Anzi, facciamo direttamente il fiasco!
L'artista e la sua visione
Sapienza, l'artista, era un tipo... originale. Pare che avesse una visione del mondo tutta sua. E la sua visione, beh, è finita lì, in mezzo a piazza della Repubblica. Congelata nella pietra per l'eternità (o almeno fino al prossimo terremoto).
Alcuni dicono che rappresenta la complessità della conoscenza. Altri, che è un omaggio alla Divina Commedia. Io dico che forse aveva solo un gran mal di testa quando l'ha progettato.
Un'opinione impopolare
So che rischio di essere linciato virtualmente, ma devo dirlo: non è che mi faccia impazzire. Ok, è "arte". Ok, è "importante". Ok, è "un simbolo". Ma a me sembra... boh, ripeto, un cantiere abbandonato con pretese intellettuali.
Ogni volta che ci passo davanti, mi chiedo: ma non si poteva fare qualcosa di più carino? Magari una fontana con i leoni che sputano acqua? Oppure un gigantesco gelato alla fiorentina in marmo? Sarebbe stato più fotogenico, almeno!
E poi, diciamolo, è un punto di ritrovo per i piccioni. Cioè, capisco l'arte, ma non capisco la cacca di piccione. È un'esperienza sensoriale che preferirei evitare.
La bellezza è negli occhi di chi guarda?
Certo, la bellezza è soggettiva. Magari sono io che non capisco niente. Forse un giorno, illuminato da un raggio di sole e una folgorazione divina, capirò il significato profondo del Doni dello Spirito Santo.
Per ora, mi accontento di guardarlo di sbieco e di pensare a quanto sarebbe bello avere una panchina comoda lì vicino. Almeno potrei sedermi e osservare i turisti che si fanno i selfie con 'sta "roba". E magari vendere fazzoletti per pulire la cacca dei piccioni. Un'opportunità di business da non sottovalutare!
Quindi, cari fiorentini e turisti, la prossima volta che vi troverete di fronte al Doni, ricordatevi: è arte! O forse no. Chi lo sa? L'unica cosa certa è che fa discutere. E forse, in fondo, è proprio questo il suo scopo.
E se proprio non vi piace, consolatevi: c'è sempre una buona gelateria dietro l'angolo. Un gelato è sempre un'opera d'arte, no?
