Come Si Recita Il Credo
Avete mai pensato a cosa succede davvero quando recitiamo il Credo? Non parlo solo di ripeterlo a memoria, come quando facevamo catechismo. Intendo proprio sentirlo, come se lo stessimo vivendo per la prima volta.
Il "dietro le quinte" del Credo
Immaginate la scena: una domenica mattina qualsiasi. Siete in chiesa, magari un po' assonnati. Parte il Credo. Tutti si alzano, si preparano a declamare la loro fede. Ma cosa accadrebbe se, per un attimo, ci fermassimo a pensare a cosa stiamo dicendo?
Prendiamo ad esempio la prima frase: "Credo in un solo Dio, Padre onnipotente…". Improvvisamente, non è più una frase fatta. È un'affermazione audace, una dichiarazione di fiducia totale in qualcosa di più grande di noi. È come dire: "Sì, lo so che il mondo è un casino, ma io credo che ci sia un Padre che sa cosa sta facendo!". Un po' come fidarsi del navigatore satellitare anche quando ti sta portando in mezzo al nulla.
E Gesù Cristo? Un personaggio da Oscar!
Poi arriva Gesù. "E in un solo Signore, Gesù Cristo, Figlio unigenito di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli…". Ecco, qui la faccenda si fa interessante. Pensate a Gesù come a un attore shakespeariano. Un personaggio con una storia pazzesca: nasce in una stalla, cresce come falegname, predica l'amore, viene crocifisso e… risorge! Praticamente la trama di un film di supereroi. E noi, ogni volta che recitiamo il Credo, gli diamo l'Oscar alla carriera.
Ricordatevi di quel passaggio: "Discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra del Padre…". Un vero e proprio tour turistico dell'aldilà! Inferi, resurrezione, cielo... un bel viaggetto, non c'è che dire. Quasi quasi mi iscrivo anch'io!
Lo Spirito Santo: il misterioso co-protagonista
E lo Spirito Santo? Ah, lui è il personaggio più enigmatico del Credo. "Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita…". È un po' come il personaggio misterioso in un film noir, quello che sussurra consigli all'orecchio del protagonista e lo spinge a fare la cosa giusta. Difficile da definire, ma essenziale. E poi, pensateci, senza lo Spirito Santo, non ci sarebbero neanche le colombe bianche ai matrimoni!
E la Chiesa? "Credo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica…". Un'organizzazione millenaria, con i suoi pregi e i suoi difetti. Un po' come la nostra famiglia: a volte ci fa arrabbiare, ma alla fine è sempre lì per noi.
E infine, la speranza. "Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà". La promessa di un futuro migliore, un lieto fine garantito. Come leggere l'ultimo capitolo di un bel libro, sapendo che tutto si sistemerà per il meglio.
Recitare con il cuore (e un pizzico di ironia)
La prossima volta che reciterete il Credo, provate a immaginarlo come un film, un'opera teatrale, una canzone. Non abbiate paura di viverlo con un po' di ironia, di emozione, di stupore. Perché, in fondo, il Credo non è solo una preghiera. È una storia incredibile, la storia della nostra fede. E una storia così, merita di essere raccontata (e ascoltata) con il cuore.
E se durante la recita vi scappa un sorriso, o magari una lacrima di commozione, beh, non preoccupatevi. Vuol dire che avete capito qualcosa. Avete capito che il Credo non è solo una serie di parole, ma un'avventura straordinaria. Un'avventura che, ogni domenica, siamo chiamati a vivere insieme.
"Credo… aiutami nella mia incredulità!" (Marco 9:24)
Forse è questo il vero segreto del Credo: ammettere le nostre debolezze, le nostre incertezze, e affidarci comunque a Qualcuno più grande di noi. E magari, alla fine, riderci sopra un po'. Perché, come diceva Sant'Agostino, "la fede è credere a ciò che non si vede; e la ricompensa di questa fede è vedere ciò che si crede".
