Cammino Di Santiago Prima Volta
Ah, il Cammino di Santiago! La prima volta… Che storia! Non è una semplice passeggiata, credetemi. È più come una centrifuga di emozioni, amicizie improbabili e vesciche che urlano vendetta.
Prima di partire, ero convinta di essere una specie di guru del trekking. Avevo la borraccia ultra-tecnologica, gli scarponi che sembravano usciti da un film di fantascienza e uno zaino pieno di barrette energetiche con nomi impronunciabili. Mi sentivo invincibile! Poi, dopo i primi dieci chilometri, ho capito che l'unica cosa invincibile era la mia ignoranza.
Ho incontrato personaggi incredibili. C'era Hans, il tedesco che cantava a squarciagola canzoni tirolesi mentre scalava le montagne (e, onestamente, non era intonato), una coppia di anziani coreani che condividevano kimchi con tutti e una ragazza spagnola che parlava con gli asini. Giuro. Parlava. Con gli. Asini. E loro sembravano capirla!
Il primo ostello? Un'esperienza indimenticabile. Immaginatevi un dormitorio pieno di gente stanca, puzzolente e che russa come un orso in letargo. Il concerto notturno era garantito. Portatevi dei tappi per le orecchie, a meno che non siate fan della musica sinfonica a base di ronfii.
Il Cibo e le Disavventure Gastronomiche
Il cibo! Ah, il cibo del Cammino! Dimenticatevi i ristoranti stellati. Qui si mangia quello che c'è. E spesso "quello che c'è" è un panino con jamón (prosciutto) e formaggio che ha visto tempi migliori. Ma, stranamente, dopo una giornata di cammino, vi sembrerà la cosa più buona del mondo. Una volta, in un paesino sperduto, ho mangiato una zuppa di lenticchie che sembrava cucinata da mia nonna. Solo che mia nonna non ha mai cucinato zuppe di lenticchie. E forse è meglio così.
Le disavventure non sono mancate. Una volta, ho perso il mio bastone da trekking preferito. L'ho cercato ovunque, disperata. Poi, l'ho ritrovato... in mano a un cane randagio che lo usava come giocattolo. Ho dovuto barattarlo con una fetta di tortilla. Il cane sembrava soddisfatto. Io un po' meno.
Le Lezioni Imparate (e le Vesciche)
Il Cammino di Santiago, però, non è solo fatica e risate. È anche un momento di riflessione. Camminando da soli, con i propri pensieri, si ha il tempo di capire cosa è veramente importante. E di rendersi conto che, in fondo, si può vivere anche senza l'ultima versione dello smartphone.
E poi ci sono le vesciche. Ah, le vesciche! Le vere protagoniste del Cammino. Sono loro a ricordarvi che siete vivi, che state facendo qualcosa di incredibile. Imparerete ad amarle. O almeno, ad accettarle. Portatevi dei cerotti Compeed. Vi salveranno la vita (o almeno, il piede).
Alla fine, arrivare a Santiago de Compostela è un'emozione indescrivibile. Vedere la cattedrale, abbracciare i propri compagni di viaggio (anche quelli che russano come orsi), sentire di aver compiuto qualcosa di speciale... È un'esperienza che ti cambia per sempre. E che ti fa venire voglia di ripartire. Magari senza vesciche, la prossima volta.
"Il Cammino ti dà quello di cui hai bisogno, non quello che vuoi." - Un pellegrino saggio (forse)
Quindi, se state pensando di fare il Cammino di Santiago, non esitate. Preparatevi, siate pronti a tutto e soprattutto, portate con voi un buon senso dell'umorismo. Ne avrete bisogno.
