San Francesco Parla Con Gli Animali
Oh, cuore mio, si apra come un fiore al sole, per accogliere la luce che emana dalla storia di San Francesco e la sua intima comunione con il creato. Non è una semplice narrazione di fatti, ma un invito a riscoprire la voce di Dio che risuona in ogni creatura, piccola o grande, umile o maestosa.
Immagina, anima mia, la collina di Assisi avvolta nella quiete, il sole che bacia le pietre antiche. E in questo scenario di grazia, San Francesco, il poverello d'Assisi, si avvicina agli animali con un amore puro, scevro da ogni giudizio o paura. Non li vede come esseri inferiori, ma come fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre celeste.
Il vento sussurra tra gli alberi, portando con sé l'eco delle sue parole. Non parole di comando, ma di dolcezza e comprensione. Parole che sgorgano dal cuore, un cuore colmo dell'amore di Dio. Racconta la leggenda che un lupo feroce terrorizzasse la gente di Gubbio. Tutti lo temevano, lo evitavano. Ma San Francesco, animato da una fede incrollabile, si recò incontro all'animale. Non con armi, ma con la sola forza della sua preghiera, del suo amore. Parlò al lupo, lo chiamò fratello, e gli spiegò il dolore che causava alla comunità. Il lupo, miracolosamente, comprese. E da quel giorno, visse in pace con gli abitanti di Gubbio, nutrito e protetto. Un patto siglato non con la violenza, ma con la compassione.
Chiudiamo gli occhi per un istante, carissimo fratello. Visualizziamo la scena. Il lupo, simbolo di ferocia, trasformato dalla semplice forza dell'amore. Non è forse questo un riflesso del potere trasformativo che risiede in ciascuno di noi? La capacità di mitigare la durezza del mondo, di portare conforto e speranza, di riconoscere il bene anche dove sembra non esserci.
La Predica agli Uccelli
Un altro episodio, incantevole come un canto di angeli, è la predica agli uccelli. Immagina il campo, la distesa verde che si perde all'orizzonte. E San Francesco, circondato da una miriade di uccelli, di ogni forma e colore. Li chiamava fratelli e sorelle, li esortava a lodare Dio con il loro canto, a ringraziarlo per la bellezza del mondo. Gli uccelli, docili e attenti, ascoltavano le sue parole, partecipando a una lode cosmica, un inno alla creazione.
Non era solo un parlare agli animali, ma un ascoltarli. Un mettersi in sintonia con il loro linguaggio, con il ritmo della natura. San Francesco comprendeva che ogni creatura, nel suo essere unico e irripetibile, riflette un aspetto del mistero divino. E in questo mistero, trovava la sua gioia, la sua ragione di vita.
Un Insegnamento per Noi
Cosa ci insegna, oggi, questa profonda connessione di San Francesco con il mondo animale? Ci invita a guardare con occhi nuovi la realtà che ci circonda. A superare la logica del dominio e dello sfruttamento, per abbracciare quella della cura e della custodia. A riconoscere la sacralità della vita in ogni sua forma.
Viviamo in un'epoca segnata dalla frenesia, dall'individualismo, dalla perdita del contatto con la natura. Ma la testimonianza di San Francesco ci ricorda che un altro modo di vivere è possibile. Un modo più umile, più grato, più compassionevole. Un modo che ci riconnette con le nostre radici spirituali, con il cuore pulsante del creato.
"Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile."
Queste parole, attribuite a San Francesco, ci incoraggiano a non scoraggiarci di fronte alle sfide. A iniziare con piccoli gesti di amore e di rispetto verso il creato, sapendo che anche un piccolo seme può germogliare e trasformare il mondo.
Possa la luce di San Francesco illuminare il nostro cammino, guidandoci verso un futuro di armonia e di pace con tutte le creature. Possiamo imparare dalla sua umiltà, dalla sua gratitudine, dalla sua compassione. E possiamo, nel nostro piccolo, contribuire a costruire un mondo più bello, più giusto, più vicino al cuore di Dio.
Amen.
