Entrata In Guerra Italia Prima Guerra Mondiale
L'entrata dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale, avvenuta il 24 maggio 1915, rappresenta un momento cruciale nella storia del paese. Fu un evento complesso, frutto di intense tensioni interne e pressioni esterne, che segnò una svolta decisiva per il destino del Regno d'Italia. Decidere se intervenire nel conflitto che stava già devastando l'Europa fu una scelta sofferta e controversa, che divise profondamente l'opinione pubblica e le forze politiche.
Il Contesto Pre-Bellico e le Alleanze
All'inizio del XX secolo, l'Italia faceva parte della Triplice Alleanza, un patto difensivo stipulato nel 1882 con Germania e Austria-Ungheria. Tuttavia, questo legame era tutt'altro che solido. Le motivazioni che avevano spinto l'Italia ad aderire all'Alleanza erano principalmente legate alla necessità di isolare la Francia, rivale coloniale nel Mediterraneo. Nonostante ciò, esistevano forti sentimenti anti-austriaci nella popolazione italiana, dovuti alla questione delle "terre irredente" – Trentino e Venezia Giulia – territori sotto il dominio asburgico e rivendicati dall'Italia.
La Triplice Alleanza era di natura difensiva. Ciò significava che l'Italia non era obbligata a intervenire a fianco dei suoi alleati se questi avessero scatenato una guerra di aggressione. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale nell'agosto 1914, il governo italiano, guidato da Antonio Salandra, dichiarò la neutralità. Questa decisione fu giustificata sostenendo che l'Austria-Ungheria aveva attaccato la Serbia, violando la natura difensiva del trattato.
Neutralisti vs. Interventisti: La Spaccatura del Paese
La decisione di rimanere neutrale non fu accolta unanimemente. Si crearono due schieramenti opposti: i neutralisti e gli interventisti.
I Neutralisti
Il fronte neutralista era eterogeneo e comprendeva diverse componenti:
- I liberali giolittiani, guidati dall'ex Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti, ritenevano che l'Italia non fosse pronta militarmente per affrontare una guerra di tale portata e che avrebbe potuto ottenere vantaggi territoriali attraverso negoziati con l'Austria-Ungheria.
- I socialisti, fedeli all'internazionalismo proletario, si opponevano alla guerra in quanto la consideravano un conflitto tra potenze capitalistiche che avrebbe solo portato sofferenza alla classe operaia.
- I cattolici, influenzati dalla posizione pacifista del Papa Benedetto XV, esprimevano forti riserve sull'opportunità di un intervento armato.
Giolitti, in particolare, esercitò una notevole influenza sull'opinione pubblica. La sua convinzione che l'Italia potesse ottenere "parecchio" senza combattere era condivisa da molti italiani, spaventati dalla prospettiva di un conflitto sanguinoso.
Gli Interventisti
Anche il fronte interventista era tutt'altro che monolitico, ma presentava posizioni ideologiche molto diverse:
- I nazionalisti, guidati da figure come Enrico Corradini e Gabriele D'Annunzio, vedevano nella guerra l'occasione per affermare la potenza e il prestigio dell'Italia, completare l'unità nazionale con la conquista delle terre irredente e realizzare un impero coloniale.
- I democratici, come Gaetano Salvemini e Leonida Bissolati, sostenevano l'intervento a fianco dell'Intesa (Francia, Gran Bretagna e Russia) per combattere gli imperi centrali, considerati autoritari e reazionari, e per difendere gli ideali di libertà e democrazia.
- I sindacalisti rivoluzionari, come Benito Mussolini, inizialmente neutralisti, si convertirono all'interventismo vedendo nella guerra l'opportunità di accelerare la crisi del sistema capitalistico e favorire la rivoluzione sociale.
L'interventismo trovò una forte risonanza tra gli intellettuali, gli studenti e i settori più dinamici della borghesia. D'Annunzio, in particolare, con la sua oratoria infiammata e il suo carisma, seppe mobilitare le masse e creare un clima di esaltazione patriottica.
Il Patto di Londra e la Dichiarazione di Guerra
Mentre il dibattito infuriava nel paese, il governo Salandra, in segreto, intavolò trattative sia con l'Austria-Ungheria che con l'Intesa. L'Austria-Ungheria offrì all'Italia alcune concessioni territoriali, ma ritenute insufficienti. L'Intesa, invece, promise all'Italia, in caso di vittoria, il Trentino, il Venezia Giulia, l'Istria (esclusa Fiume), parte della Dalmazia, il protettorato sull'Albania, alcune colonie e una quota del bottino di guerra. Queste promesse furono sancite nel Patto di Londra, firmato il 26 aprile 1915. Il Parlamento e l'opinione pubblica furono tenuti all'oscuro di questo accordo segreto.
Dopo intense pressioni interventiste e la forzata dimissione di Salandra, il 24 maggio 1915 l'Italia dichiarò guerra all'Austria-Ungheria. La decisione fu presa nonostante la forte opposizione neutralista e senza un vero dibattito parlamentare. L'Italia entrava così nel vortice della Prima Guerra Mondiale.
Conseguenze e Legacy
L'entrata in guerra dell'Italia ebbe conseguenze profonde e durature. Il conflitto, combattuto principalmente sul fronte alpino contro l'Austria-Ungheria, fu estremamente sanguinoso e costò la vita a circa 600.000 soldati italiani. Le sofferenze e i sacrifici della guerra portarono a una crescente disillusione e a una profonda crisi sociale ed economica. Nonostante la vittoria, l'Italia non ottenne tutte le promesse del Patto di Londra, il che generò un forte senso di frustrazione e di "vittoria mutilata".
La guerra, inoltre, contribuì alla radicalizzazione della politica italiana e all'ascesa del fascismo. Benito Mussolini, ex socialista interventista, seppe sfruttare il malcontento popolare e la crisi del sistema liberale per conquistare il potere e instaurare un regime totalitario.
L'esperienza della Prima Guerra Mondiale rappresenta una ferita ancora aperta nella memoria collettiva italiana. Ci ricorda l'importanza di un dibattito pubblico informato e trasparente sulle questioni di politica estera e l'importanza di difendere i valori della pace e della cooperazione internazionale. Comprendere le ragioni e le conseguenze di quella decisione ci aiuta a evitare di ripetere gli errori del passato e a costruire un futuro di pace e prosperità per l'Italia e per l'Europa.
